Michele Fabbri scrive:
Michele Fabbri scrive:
Piccolo gioco pirotecnico
Alzo gli occhi,
come per errore
E l’immensità del cielo,
subdola,
Si insinua nella mia anima.
Ancora,
Non richiesta
Ma trovata
Come un’amante in fondo non voluta,
Disprezzata.
Cupola falsa di una terra angusta.
E la mia anima ancora si espande
Limitata
nei confini di quello che gli uomini chiamano mondo.
E l’universo intero
piccolo recinto dove ondeggiare
fatica a contenere i miei orizzonti.
Si arrende
confessa
esplode per me.
Piccolo gioco pirotecnico
per un istante di gioia.
Per comprendere la realtà, per ampliare i propri orizzonti morali.
Una nuova categoria del pensiero, che rende tutto chiaro ed accecante, come un flash improvviso.
Invito i visitatori di questo blog alla lettura del romanzo filosofico commentato "disegno indifferente".
E' scaricabile gratuitamente a questo link:
www.geocities.com/leonardodeirossi/disegnoindifferente.pdf
saluti,
leonardo
Il problema è che ora sento un devastante senso di solitudine. Credo, che su certe questioni non si dovrebbe mai essere sinceri, perché le belve sono ovunque e se ne puo’ finire sbranati in un istante. Ma la confessione di quel dato profondo, intimo, di assoluta, disperata desolazione che prova ogni essere umano in rapporto ai suoi simili e all’immensità del cosmo è, paradossalmente,l’unico modo in cui un individuo puo’ sinceramente iniziare sul serio a relazionarsi con gli altri.
Quindi, compagni di cammino, eccomi qui, per la prima volta, nudo, di fronte a voi. Disadorno, privo di ogni fronzolo politico, di ogni orpello per l’ego.
Abbiamo tutti alzato gli occhi al cielo, talvolta, e ci è apparso un cosmo smisurato.
Abbiamo guardato l’umanità, e la vista di questo formicaio ha confermato il nostro senso di inutilità.
Ora, io vi dico, che se riconosciamo il nostro essere soli, se comprendiamo lo stato di abbandono, la frustrazione di essere piccoli, instabili, inutili, insignificanti, se ci spogliamo di ogni menzogna e sputiamo questa cruda verità allora noi non siamo più uomini.
Siamo il cosmo stesso.
nella sezione cultura di "repubblica" la scorsa settimana è stato esposto il caso di un romanziere inglese che, stufo di anni di rifiuti da parte degli editori del suo paese, ha inviato per la valutazione dei capitoli leggermente modificati (nomi dei personaggi etc.) di "orgoglio e pregiudizio".
bene:
su dieci, un solo editore si è accorto del plagio, gli altri non hanno riconosciuto l'opera ed hanno risposto con lettere di rifiuto standard!
orgoglio dello scrittore, o pregiudizio degli editori ?