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mercoledì, 30 aprile 2008
Trovo sconcertante la critica de "il foglio" a Michel Houellebecq.
Nell'articolo si legge che
(...)"Michel Houellebecq, scrittore talmente alla moda che Carla Bruni gli ha rubato dei versi per il nuovo disco, è ossessionato dalla morte, dal sesso,  dalla clonazione, dalla distruzione, dall’orrore per la vita (comunque, a parte “La possibilità di un’isola”, tutti libri leggibili fino alla fine, il più bello è “Platform”), e non può certo essere tutta colpa di sua madre"(...)
Chiedo:
 perché la possibilità di un'isola non sarebbe leggibile fino alla fine?
come si puo' giudicare l'opera di Houellebecq solo "leggibile", quando si tratta di grandi capolavori di enorme rilevanza filosofica e morale?
perché il libro più bello sarebbe proprio "piattaforma"? Dei gusti non si discute pero'... ecco, forse  è il testo più "alla mano" (soprattutto se viene letto senza approfondirne il messaggio di fondo), ma questo non vuol dire che sia il più bello.
Continuo a sostenere che "le particelle elementari" e "la possibilità di un'isola" siano capolavori e che proprio il finale de "la possibilità di un'isola", giudicato nell'articolo illeggibile, sia semplicemente poetico e sublime.
Il miglior testo di Houellebecq, per i concetti filosofici espressi, è comunque, a mio parere, "estensione del dominio della lotta". Ne consiglio un'attenta lettura.
 
Leonardo Dei Rossi
Ps: In difesa di Carla Bruni. Carla Bruni non ha rubato alcun testo, si è solo ispirata ad un autore per una canzone.
postato da: leodeirossi alle ore 21:13 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, lotta, il foglio, houellebecq, carla bruni
venerdì, 04 aprile 2008
Estratto dal mio ultimo romanzo

Il problema è che ora sento un devastante senso di solitudine. Credo, che su certe questioni non si dovrebbe mai essere sinceri, perché le belve sono ovunque e se ne puo’ finire sbranati in un istante. Ma la confessione di quel dato profondo, intimo, di assoluta, disperata desolazione che prova ogni essere umano in rapporto ai suoi simili e all’immensità del cosmo è, paradossalmente,l’unico modo in cui un individuo puo’ sinceramente iniziare sul serio a relazionarsi con gli altri.

Quindi, compagni di cammino, eccomi qui, per la prima volta, nudo, di fronte a voi. Disadorno, privo di ogni fronzolo politico, di ogni orpello per l’ego.

Abbiamo tutti alzato gli occhi al cielo, talvolta, e ci è apparso un cosmo smisurato.

Abbiamo guardato l’umanità, e la vista di questo formicaio ha confermato il nostro senso di inutilità.

Ora, io vi dico, che se riconosciamo il nostro essere soli, se comprendiamo lo stato di abbandono, la frustrazione di essere piccoli, instabili, inutili, insignificanti, se ci spogliamo di ogni menzogna e sputiamo questa cruda verità allora noi non siamo più uomini.

Siamo il cosmo stesso.

postato da: leodeirossi alle ore 20:49 | Permalink | commenti
categoria:cultura, letteratura, ego
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